Si definisce chetogenico un regime dietetico in grado di indurre e mantenere uno stato cronico di chetosi, cioè una condizione metabolica in cui vengono utilizzati corpi chetonici come fonte energetica.

Non c’è LA Dieta Chetogenica, ma diverse varianti in base all’obbiettivo da perseguire. Le diete chetogeniche hanno due punti fondamentali in comune:

  • Un apporto basso di carboidrati (<50g)
  • Un apporto adeguato di proteine (dieta normoproteica), in quanto l’eccesso di proteine verrebbero confluite nella gluconeogenesi, con produzione di glucosio e conseguente uscita dalla chetosi.

Il macronutriente con cui si “gioca” nelle diverse varianti di diete chetogeniche sono i lipidi.

Dieta chetogenica standard (SKD)

È la dieta chetogenica “classica”: quella con bassi carboidrati, proteine medio-basse e grassi medio-alti. Tradotto in grammi al giorno abbiamo circa 20-50 g di carboidrati, 60-80g proteine o meglio ancora 0.8-1 g di proteine pro kg di peso corporeo ideale e il resto grassi fino ad arrivare alla quota calorica prestabilita. Nessun limite di grassi è imposto, in quanto i requisiti energetici possono variare significativamente da persona a persona. Nell’impostazione di una dieta chetogenica classica è importante tenere conto del livello di chetosi che si vuole ottenere, soprattutto se prescritta a scopo terapeutico, per cui si parla di rapporto chetogenico. Questo rapporto è quello tra i grammi di lipidi diviso la somma dei grammi di carboidrati + grammi di proteine. Più è alto il rapporto chetogenico (compreso tra 1:1 e 4:1), maggiore sarà il livello di chetonemia ottenuto dalla dieta. Diversi articoli scientifici hanno ormai dimostrato come le diete chetogeniche SKD migliorano il controllo della glicemia e della salute del cuore.

Dieta chetogenica a bassissimo contenuto di grassi (VLCKD)

La VLCKD (very low calory ketogenic diet) è una dieta ipocalorica, di circa 800kcal, ipoglucidica (30-50g di carboidrati), normoproteica (60-80g di proteine), ma fortemente ipolipidica, ossia con un apporto di grassi di circa 20-30g.Viene utilizzata soprattutto a scopo dimagrante e spesso ci si avvale dell’utilizzo di sostitutivi pasto, perché sotto alle 1000kcal con soli alimenti normali, si rischiano carenze di micronutrienti. I pasti proteici hanno un contenuto di proteine ad alto valore biologico che permettono di tamponare una eventuale perdita di massa magra che spesso è fisiologia nelle diete fortemente ipocaloriche. Inoltre le proteine aumentano la capacità di perdere peso attraverso la termogenesi-dieta indotta, con l’aumento del senso di sazietà e diminuito senso di fame. Nella VLCKD l’uso dei sostitutivi pasto fa migliorare l’aderenza e l’accettabilità della dieta e fanno sentire meno la mancanza dei carboidrati.

Dieta chetogenica MCT

La dieta MCT segue fondamentalmente la ripartizione dei macronutrienti della dieta chetogenica standard, ma sostituendo gran parte del contenuto degli acidi grassi a catena lunga (LCT) con trigliceridi a catena media (MCT). Gli MCT sono principalmente presenti nel latte, più concentrati nel burro, e in quantità maggiori nel cocco e più concentrati nell’olio di cocco. I grassi MCT sono più chetogenici rispetto ai grassi comuni (a parità di quantità si producono più corpi chetonici). Inoltre gli MCT vengono assorbiti meglio a livello intestinale rispetto agli LCT. Si noti che però gli MCT possono causare disturbi allo stomaco e diarrea se consumati in gran parte da soli. Per evitare ciò, è meglio consumare pasti bilanciando grassi MCT e non MCT.

Dieta chetogenica MCT modificata

E’ fondamentalmente la MCT con proporzioni diverse tra i grassi a media catena MCT e quelli a lunga catena LCT. Infatti nella MCT classica si ha una percentuale di grassi LCT del 11% e MCT 60%, mentre in quella modificata si ha una percentuale di grassi LCT del 41% e MCT 30%, questo per ovviare i disturbi gastrointestinali che può dare un consumo troppo elevato di MCT.

Dieta Atkins modificata (MAD)

Come dice il nome stesso deriva dalla famosa dieta Atkins, ma modificata. Nella MAD, utilizzata spesso nei piccoli pazienti epilettici, vi è un controllo stretto dei carboidrati, ma l’apporto proteico e calorico sono liberi da restrizioni. In questa dieta si ha un rapporto chetogenico basso, di solito 1:1 ed è un protocollo più semplice da seguire perché meno restrittivo rispetto ad altri protocolli chetogenici con ratio più alta (3:1 o 4:1), ma pare comunque efficace per molte patologie neurologiche.

Trattamento a basso indice glicemico (LGIT)

In questo approccio il rapporto chetogenico è molto basso, 0,6:1, ciò la rende indicata soprattutto nelle patologie metaboliche, in cui si vuole ottenere una perdita di peso e un miglioramento di alcuni parametri ematologici. La LIGT non è propriamente una dieta chetogenica, ma più un trattamento a basso indice glicemico, dove si controlla sia la quantità, che la qualità, dei carboidrati totali giornalieri e il loro indice glicemico.Come regola generale, la velocità con cui un particolare alimento viene digerito e assorbito influenza il suo indice glicemico – quindi l’aggiunta di olio ad un pasto ad alto contenuto di carboidrati riduce il suo indice glicemico. L’LGIT consente un maggiore apporto di carboidrati rispetto a una dieta chetogenica più rigorosa. I pasti sono basati sulle dimensioni delle porzioni, piuttosto che sulla grammatura, consentendo uno stile di vita più flessibile.

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *