Oggi vi parlerò del kamut che sta diventando a mio avviso una vera e propria moda legata alla voglia di acquistare prodotti dietetici e facilmente digeribili e che nasconde dietro una astuta campagna di marketing! Intanto chiariamo il concetto che grano e frumento sono sinonimi.

Detto questo il kamut è una varietà antica di frumento diffusa in oriente, che per un lungo periodo è stata accantonata come coltivazione in quanto il lungo fusto che tende a ripiegarsi sul terreno non era adatto alla raccolta meccanizzata. Tutti i grani a stelo lungo sono stati abbandonati, senza che i selezionatori si preoccupassero della perdita di valori nutritivi preziosi. I coltivatori si sono concentrati su tipologie di frumento più “redditizie”, ma spesso con sementi più ricche di amido, povere di proteine del germe, di oligoelementi e di vitamine…inoltre sono state commercializzate poche varietà!

Questo ha portato a maggiori casi intolleranze al glutine. Ed ecco che così si cominciano a rispolverare vecchie sementi di grano KHORASAN e viene fatta ripartire la coltivazione battezzando queste sementi come KAMUT, che è un marchio commerciale registrato (come dire Barilla o Buitoni). Questo grano è registrato dalla società Kamut International e venduto in regime di assoluto MONOPOLIO (ma il frumento non dovrebbe essere un bene di tutti?). In Italia il Kamut è importato solo da aziende autorizzate e può essere macinato solo da mulini autorizzati.

Il successo del Kamut è dovuto a una suggestiva leggenda sul suo ritrovamento in tombe faraoniche (fantasiosa invenzione commerciale!), all’attribuzione di ottime qualità nutrizionali e ad una presunta compatibilità anche per gli intolleranti al glutine.
Per quanto riguarda le qualità nutrizionali il kamut presenta un contenuto proteico superiore alla media di altri grani e buoni valori di beta carotene e selenio…per il resto NON ci sono differenze sostanziali rispetto agli altri frumenti. Il Kamut inoltre contiene glutine come ogni frumento e quindi è inadatto alla alimentazione dei celiaci.

Detto ciò, il Khorasan è certamente un frumento rustico, con ampia adattabilità ambientale e che non è stato sottoposto a procedimenti di miglioramento genetico o ad una pressione selettiva troppo spinta (per questo motivo pare sia più facilmente digeribile dalle persone che soffrono di lievi allergie e intolleranze), ma questo è proprio ciò che si può dire dei farri e delle “antiche” varietà di frumento duro e tenero. Se la sua coltivazione è biologica (come permette la sua rusticità e come, per i propri prodotti, assicura il disciplinare del marchio Kamut), si può dire che senz’altro è un prodotto salutare, senza però scadere in esagerazioni né in forzature incoraggiate dalla moda e dal marketing del salutismo.

In compenso il Kamut direi che si fa pagare…infatti costa dall’80 al 200% in più rispetto ad una pasta di comune grano duro biologico, poco giustificabile a sostanziale parità di valori nutrizionali! (prezzo dovuto probabilmente al trasporto, al regime di monopolio, ai costi di propaganda e al fatto che viene considerato un cibo di “distinzione” che specula sul desiderio di rassicurazione e sul bisogno di salute).

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